Trattoria La Torre da Carla

Fu, da prima del 1900, bettola e locanda dove comuni avventori e briganti poco  famosi o temuti come Tiburzi si fermavano per consumare i loro pasti  preparati dalla Marianna.
La gestione del locale proseguì fino agli anni 60 quando i miei genitori, Calliope (detta Carla) e Gino (detto Ginetto), la rilevarono e per qualche anno la condussero come osteria.
Qui si incontravano anziani reduci della prima guerra mondiale che fumavano il toscano dalla parte del fuoco, tagliatori, operai, agricoltori insediatisi da poco nei nuovi poderi dell’Ente Maremma, guardiacaccia della riserva di caccia, allora la più famosa in Italia, che si portavano dietro l’odore dei loro cavalli sui quali, come i butteri, ci passavano sopra  gran parte del loro tempo e cacciatori che arrivavano a Capalbio da mezza Italia.
Da allora iniziò l’avventura. Mamma era una bravissima cuoca e in poco tempo ,  con una fettuccina o una carbonara portò a Capalbio un primo gruppo di giovani .
Eravamo nell’estate del 1966 quando , scalze e in minigonna, maglione alla dolcevita arrivarono le prime ragazze e i suoi compagni rigorosamente con i capelli lunghi e il medaglione “ faccio l’amore non faccio la guerra” i paesani come noi , curiosi  riempivano le mura per guardare questi giovani strani. In quegli anni a Capalbio in una domenica di agosto potevano arrivare tre o quattro auto di turisti.
Mamma con la sua cucina semplice , ma piena di carattere, l’anno successivo portò a Capalbio i genitori di quei primi  ragazzi, poi i loro amici e gli amici degli amici,  così Capalbio incominciò a vivere una nuova economia. Carla è riconosciuta come  uno dei  capostipite del turismo gastronomico nella  Maremma Grossetana e il suo nome e la sua famiglia prosegue l’avventura.
Quella semplicità dell’inizio è ancora oggi la nostra bussola e ci guida nella scelta dei prodotti genuini, freschi, sempre al top, e nel garantire che il sapore dei cibi sia definito, e mantenga integrità e carattere.
Pochi piatti compongono il nostro menù, come rappresentai nel cinghialino di pelle appeso ad una parete, che era il menù degli anni 70, ma dentro c’è tutto il carattere della  cucina tipica della  Maremma.

Palmiro Nardi